GIOVANNA
Cara, è sin da bambino che studio la menzogna che minaccia il popolo di Israele.
Il mio secondo romanzo, L'Opportunista, inedito del 1998, avevo solo 25 anni quando l'ho portato a termine, una cosa lunghissima, nella sua ultima stesura battuto fittamente a macchina con la vecchia Lettera 32 di mio padre, è sul tema.
In famiglia siamo da sempre moralmente vicini al popolo di Israele. Le parole si usano per dire, altrimenti è meglio stare zitti. Il piano di Hamas era chiaro e leggibilissimo, se lo si osservava con gli occhi e la mente liberi da ideologie, scevri da antisemitismo.
A me questi sciacalli sempre con il grugno a grufolare dentro la carogna, non mi ingannano e nemmeno mi commuovono. Non mi muovono. Neanche il mio disgusto meritano. Quindi anche il mio disgusto verso di loro è da considerarsi come la gratuità di un dono immeritato.
Fior di intellettuali, rinati laureati televisivi, mi danno del fascista, a me che proprio non la guardo la televisione perché lì dentro non c'è nulla di buono che porti al buono da vedere. Insomma, invero non conoscono neanche il significato profondo delle parole – scrivevo libri mentre questi ancora davano esami o impartivano lezioni credendo, così, di fare qualcosa di utile per la propria scrittura.
Ovviamente, si sa, e si continua tutt'oggi a impararlo (dobbiamo reimpararlo ogni giorno per non caderci davvero tutti dentro all'odio antisemita), guardando questi ultimi tifosi, sbandieratori spatriati in trasferta permanente dal ragionamento, che chi difende contro l'antisemitismo il sacrosanto diritto dello Stato di Israele di esistere in pace, non potrà mai trovarsi tra le fila di fascisti o comunisti, perché il moto totalitarista, di qualsiasi colore lo si vesta, è sempre fascista!: sono vergogne simili. Vale a dire che non si rintraccerà mai tra questi schieramenti, divenuti nella tragedia del Secolo scorso antistorici, irreparabili e irrimediabili, un difensore della democrazia. Un campione della Libertà.
Questi tutti sono di quella gentaglia lì: dicono le stesse cose di sempre; occupano gli stessi spazi di sempre; hanno le stesse facce di sempre. E sembianze, e braccia, e gambe, e le bocche, e le teste irragionevoli di uomini assai pericolosi.
Ti scrivo questa mia tanto per essere chiari e chiariti, per tornare a distinguermi dalla marmaglia, per ribadire la mia posizione solitaria di indipendente che non ha mai avuto ambizioni di servitù, caparbiamente contrario al senso comune per non cadere dentro il ridicolo, e fare un po' di pulizia e spazio, anche se la primavera si è così allontanata dal nostro stare al mondo quasi da scomparirne.
Allora bisogna stare attenti tutti. Sono pericolosi: tifano, instancabilmente, giorno e notte al massacro perché la gridata, incendiata, frantumata pace, invero a loro non piace perché li disinnesca.
MASSIMO RIDOLFI