I SINISTRI: IL SESSO PASTOSO DEL NECROFILO

10.10.2025

«I didn't meet any civilians in Gaza that were not involved in some way; so for me, now everybody's involved, and I cannot see hope.»
Eli Sharabi, The Jerusalem Post, 5 ottobre 2025

a Luca Telese


Francesca Albanese oramai è l'esatta macchietta di se stessa, con quelle faccette caprine che fa quando si esprime, ossessivamente, compulsivamente, intrisa dell'odoroso olio antisemita. Mente ai suoi stessi occhi. Preda del tipico violento fanatismo dei Pacinorosi. Lei è il generale dei Pacinorosi – un generaletto da avanspettacolo, sia ben chiaro!, di un esercito imbelle di spaccavetrine, bruciamacchine e imbrattatorirossi, sostanzialmente dei teppistelli inconcludenti e spaccafrittate. Ma altri ufficiali ci sono a suo servizio. Bianca Berlinguer, che urla in faccia all'intervistato che non la pensa come lei (convinta di pensare) come un tenente colonnello delle SS, prova oramai provata dell'irreversibile involuzione della nostra specie: per chi non lo sapesse, questa l'ha figliata Enrico Berlinguer. Luca Telese. "Telese Luca". Ecco, mi fermo per lui all'incipit usuale di un banale verbale di Polizia Giudiziaria e lascio a commento del suo giornalismo giornalaio l'immagine che ho scelto come copertina per questo articolo.

La necrofilia è quella perversione sessuale di chi gode solo ad andare con i morti. E per questo tifa il massacro, basta che si ammazzi. E il sesso del necrofilo è pastoso perché i tessuti morti guastano, ammollano, percolano. Ed è questo il corpo marcito della "sinistra" italiana definitivamente morta suicidata dalla propaganda islamista particolarmente incistatasi in Italia grazie a un vecchio vizio stalinista e sovietista, cioè per l'azione dei soliti fascisti rossi antioccidentali ma tutti regolarmente residenti in Occidente per goderne di tutti i diritti politici e civili, come questo mio diritto di scrivere in questo articolo il mio duro pensiero in purezza senza rischiare di essere ingiustamente imprigionato o, addirittura, ucciso, cosa che non è possibile fare a Gaza, in Iran, in Russia, e in altri luoghi difesi dai Pacinorosi tifosi del massacro: ho detto necrofili: ormai si scopano tra morti.

E di questi è giusto aver ribrezzo più che per i fascisti neri perché si mascherano di pacifismo e libertà, ma sono solo volgari Pacinorosi, come il loro generaletto femmina. È un atto di grande valore morale disprezzarli. Questi sono, signore e signori, i Sinistri. Una sorta di zombie postmoderni, per dirla alla Tondelli. Vivacemente morti. Politicamente inconsistenti. Facili alla commozione, quindi del tutto privi di senso critico. Praticamente dei violenti. Antisemiti. Razzisti. Ma, soprattutto, dei morti di sonno. Segnatamente dei pervertiti tifosi del massacro palestinese perché riescono a godere solo del cadavere, dell'uomo e della donna, qualcuno anche del bambino.

Non mi meraviglia affatto quanto affermato da Eli Sharabi, ex ostaggio di Hamas, catturato il 7 ottobre del 2023, insieme ad altri 251 civili inermi, terroristi islamici palestinesi che quel giorno hanno ucciso sua moglie e le due figlie adolescenti e poi suo fratello tenuto come lui in prigionia nei tunnel sotto la superficie di Gaza, perché tutti colpevoli di ebraismo, sia ben chiaro!, che ha detto che a Gaza non ha incontrato un civile che non fosse coinvolto nelle attività di terrorismo contro gli ebrei. Certo, l'Albanese obietterebbe che non è lucido, come certo non si usciva lucidi dai campi di sterminio intorno a Cracovia e Lublino quando l'Armata Rossa arrivò a quei cancelli con i cardini usurati. Sharabi è stato detenuto non solo nei famigerati tunnel, le budella a cento metri dentro la pancia di Gaza, ma anche in abitazioni civili e moschee - anche in abitazioni civili e moschee.

L'ho sempre sospettato e scritto che i civili gazawi (aggettivo molto in voga di cui fino a poco tempo fa si ignorava un po' tutti l'esistenza e si chiamava tutti palestinesi: i più colti li definivano arabi palestinesi, cioè arabi arrivati dalla Penisola Arabica e incistati dall'Islamismo in Terra Santa intorno al 630 dopo che è nato Cristo) fossero perfettamente consapevoli di quello che stava per accadere e nessuno di loro ha avvisato lo Stato di Israele o, più semplicemente, Sharabi, salvandogli moglie, figlie e fratello e persino le vite stesse dei gazawi; anche in un libro di versi l'ho scritto, Palestina (Letterature Indipendenti 2024), dove ho con sicurezza anticipato il massacro palestinese scientemente programmato da Hamas per rinfocolare l'antico odio veleno antisemita in Occidente, soprattutto tra gli europei, storici esperti cucinieri a fuoco lento della carne sempre troppo fibrosa dell'ebreo, del gregge di Israele, fascisti neri e rossi uniti intorno al ribollente calderone. Tutto affinché contribuisse alla destituzione dello Stato di Israele e alla negazione del legittimo progetto politico sionista. I gazawi hanno offerto copertura ai piani del massacro che Hamas preparava in segreto. Gazawi quindi rete di protezione e tessuto connettivale del terrorismo islamico palestinese. Poi subito modellati a forza a mo' di scudi umani per impressionare e fare presa sull'Occidente.

I gazawi sono colpevoli di aver creduto di servire, dal fiume fino al mare, favorendo l'atroce piano di Hamas, alla loro liberazione quando invece hanno procurato il loro stesso preventivato massacro. E i morti non tornano mai indietro a indicare i propri errori. Quello dei gazawi a servizio del terrorismo islamico palestinese è stato il più grande suicidio di massa della Storia. Questo è successo! E nulla può giustificarlo questo suicidio. Questo è accaduto il 7 ottobre 2023. È accaduto che il terrorismo islamico palestinese ha suicidato il suo stesso popolo sotto le ricercate bombe israeliane. Questo sta ancora accadendo. Questo forse da oggi sta finendo.

A Gaza non ci sono innocenti dei fatti del 7 ottobre 2023, sia ben chiaro!, perché tutti sono restati lì complici perché colpevoli di omertà. È ovvia la loro complicità, pienamente espressa nella partecipata spettacolarizzazione del rilascio degli ostaggi. Lo abbiamo visto tutti il giubilo islamico – e lo sventolio delle bandiere, arrivate fino in Occidente. Come è ovvio che il popolo palestinese a Gaza è tenuto prigioniero da Hamas. Come è ovvio che nessun islamico vorrebbe oggi trovarsi a Gaza, prigioniero prima della propaganda terrorista islamica e poi delle bombe israeliane. È così che le colpe dei padri ricadono con atroce esattezza sopra ai propri figli. Di palestinesi. Di israeliani.

L'Islamismo non salva perché è cultura non di vita ma di morte. La menzogna non salva nessuno. Restare ciechi anche se si hanno gli occhi sani pure non salva nessuno. La navigazione a vela pure, anche se c'è un forte vento, non salva nessuno perché non arriva da nessuna parte. Come non dire tutto quello che vedi, Telese, non salva neanche un palestinese, in terra, in mare e in cielo. Non c'è più salvezza oltre la salvezza. Non c'è più speranza oltre la speranza. Bisogna fermarsi prima a guardare per vedere.

Nell'Islamismo non c'è alcuna libertà ma tutti gli uomini e le donne aspirano alla propria liberata Libertà. Anche i gazawi vorrebbero essere liberati dal terrorismo islamico palestinese, e qualcuno di loro comincia finalmente a dirlo, tra un bombardamento israeliano e l'altro.

Sharabi racconta che lui prima del 7 ottobre 2023 credeva possibile una convivenza pacifica con i gazawi, avendo vissuto per 35 anni nel kibbutz di Be'eri, dove, prima del massacro, i gazawi ottenevano anche degli impieghi, cure mediche e cibo. Dove c'era relazione di amicizia con i gazawi. Sharabi, insomma, non se lo sarebbe mai aspettato potesse arrivare da quella gente l'assassino di sua moglie e delle due figlie, e di suo fratello. Ora, però, Telese, a questa possibilità di pace, Sharabi, non ci crede più, perché quell'amicizia, tradita!, ha costruito la fucina che ha forgiato le armi per compiere in quel precisato giorno il massacro del popolo israelita. Da questo lo Stato di Israele ha dovuto sempre difendersi, anche sbagliando, perché la guerra non è mai giusta ma troppo spesso è necessaria alla difesa. Ma è sempre una guerra a perdere o a chi perde meglio.

I terroristi islamici palestinesi hanno rilasciato Sharabi nelle mani della Croce Rossa a Deir el-Balah, nel cuore di Gaza, l'8 febbraio 2025, dopo 491 giorni di prigionia, promettendogli che, prima o dopo, sarebbero ritornati nel kibbutz di Be'eri a massacrarlo.

Chi ha usato gli occhi senza chiuderli per guardare e vedere le immagini del 7 ottobre 2023, ha certamente visto che i massacratori islamici palestinesi non erano mica paracadutisti della Folgore ma gente comune che sferragliava seminando morte, accelerando su vecchi furgoncini, vecchie motociclette, o qualsiasi altro mezzo utile al massacro che fosse a portata di mano sotto casa; gente comune che, nel bel mezzo di un genocidio, si preoccupa di tenere le batterie dei cellulari cariche per seguire via streaming, alle 10 di sera, la telenovela turca.

Non c'è preghiera al mondo che fermi l'assassino, dai tempi di Caino.

Riconoscere il nemico è che salva.

Solo dopo una guerra può cominciare un concreto periodo di fiducia: sta lì la pace, sta tutta dentro quel periodo di fiducia, che bisogna difendere per allungarlo il più possibile, per renderlo più ampio, comodo e capiente, affinché ci possano stare tutti: anche con le armi bisogna difenderlo il luogo dove va ad abitare la fiducia appena dopo una guerra, che più è spaventosa e più fa grande la fiducia. Non c'è mai tanta fiducia nel mondo come dove è appena finita una guerra.

MASSIMO RIDOLFI


  • articolo: Eli Sharabi's 491 days as a Hamas hostage: The darkest moments revealed, by Ruth Marks Eglash, The Jerusalem Post, 5 ottobre 2025: https://www.jpost.com/jerusalem-report/article-869430 [N.d.R.].
  • di Massimo Ridolfi ricordiamo Palestina, con una intrusione nella bottega d'artista di Marino Melarangelo, Letterature Indipendenti, Teramo, 2024: https://amzn.eu/d/bNo4YaT [N.d.R.].
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