THE PARIS REVIEW - Ernest Hemingway, L’arte del racconto - Seconda parte
THE PARIS REVIEW
Ernest Hemingway, L'arte del racconto n. 21
Intervistato da George Plimpton
Numero 18, primavera 1958
Seconda parte
GEORGE PLIMPTON
Queste ore durante il concreto processo di scrittura sono piacevoli?
ERNEST HEMINGWAY
Molto.
PLIMPTON
Potresti dire qualcosa di questo processo? Quando lavori? Mantieni una scaletta rigorosa?
HEMINGWAY
Quando sto lavorando a un libro o a un racconto scrivo ogni mattina il prima possibile appena dopo le prime luci dell'alba. Non c'è nessuno che ti disturba ed è fresco o freddo e ti metti al lavoro al caldo mentre scrivi. Rileggi quello che hai scritto e, dato che ti fermi sempre quando sai cosa accadrà dopo, riprendi da lì. Scrivi finché non arrivi a un punto in cui hai ancora energia e sai cosa succederà dopo, e ti fermi e cerchi di vivere fino al giorno dopo quando ti ci scontrerai ancora. Hai cominciato alle sei del mattino, diciamo, e potresti andare avanti fino a mezzogiorno o finisci prima. Quando ti fermi sei svuotato, e allo stesso tempo mai vuoto ma pieno, come quando hai fatto l'amore con qualcuno che ami. Niente può ferirti, niente può succedere, nulla ha senso fino al giorno dopo quando farai di nuovo l'amore. È l'attesa fino al giorno dopo che è difficile da superare.
PLIMPTON
Riesci ad allontanare dai tuoi pensieri qualsiasi progetto hai in piedi quando sei lontano dalla macchina per scrivere?
HEMINGWAY
Certo. Ma per farlo ci vuole disciplina e questa disciplina si acquisisce. Deve esserlo [una disciplina, N.d.R.].
PLIMPTON
Fai qualche variante come rileggi dal punto dove hai lasciato il giorno prima? Oppure lo fai più tardi, quando hai finito tutto?
HEMINGWAY
Riscrivo ogni giorno [tutto, N.d.T.] sempre fino al punto dove mi sono fermato. Quando è tutto finito, naturalmente ci ritorni sopra. Ti congedi un'altra possibilità di correggere e riscrivere [tutto, N.d.T.] quando qualcun altro batte [il testo, N.d.T.] a macchina, e lo rivedi dattiloscritto in bella. L'ultima possibilità è nelle bozze. Sono grato per queste diverse opportunità [di riscrittura, N.d.T.].
PLIMPTON
Quante versioni fai?
HEMINGWAY
Dipende. Riscrissi il finale di Addio alle armi, l'ultima pagina, trenta-nove volte prima di essere soddisfatto.
PLIMPTON
Ci fu qualche problema tecnico? Cosa fu che ti lasciava dubbioso?
HEMINGWAY
[Il non riuscire ad, N.d.T.] afferrare le parole giuste.
PLIMPTON
È la revisione che spreme l'"ispirazione"?
HEMINGWAY
La revisione ti riporta al punto da dove devi proseguire, se ritieni che è tanto soddisfacente quanto quello che dovrai raggiungere. C'è sempre l'ispirazione da qualche parte.
PLIMPTON
Ma ci sono momenti quando l'ispirazione non c'è per niente?
HEMINGWAY
Naturalmente. Ma se ti sei fermato quando sapevi cosa sarebbe accaduto dopo, puoi superarli [quei momenti, N.d.T.]. Finché riesci a ricominciare, sei a posto. L'ispirazione arriverà.
PLIMPTON
Thornton Wilder [Thornton Niven Wilder, scrittore statunitense amico di Hemingway, N.d.T.] parla di tecniche mnemoniche che spingono lo scrittore a proseguire la sua giornata di lavoro. Dice che una volta gli hai detto che avevi consumato venti matite.
HEMINGWAY
Non credo di aver mai posseduto venti matite tutte in una volta. [Però, N.d.T.] consumare sette matite numero-due testimoniano una buona giornata di lavoro.
PLIMPTON
Dove sono alcuni dei luoghi che hai trovato più favorevoli per lavorare? L'hotel Ambos Mundos dev'essere stato uno di questi, a giudicare dal numero di libri che hai scritto lì. Oppure l'ambiente ha scarsa rilevanza sul [tuo, N.d.T.] lavoro?
HEMINGWAY
L'Ambos Mundos all'Avana era un ottimo luogo per lavorare. Questa Finca è un luogo splendido, o lo era. Ma ho lavorato bene ovunque. Intendo [dire, N.d.T.] che sono stato in grado di lavorare al meglio delle mie possibilità sotto svariate condizioni. Il telefono e gli ospiti sono i demolitori del [buon, N.d.T.] lavoro.
PLIMPTON
La stabilità sentimentale è necessaria per scrivere bene? Una volta mi hai detto che riuscivi a scrivere bene solo quando eri innamorato. Potresti chiarire ciò un po' meglio?
HEMINGWAY
Che domanda. Ma complimenti per il tentativo. Puoi scrivere in qualsiasi momento quando la gente ti lascia in pace e non ti interrompe. O meglio puoi se sarai abbastanza spietato per scrivere. Ma la migliore scrittura accade senz'altro quando sei innamorato. Se per te non ci sono problemi preferirei non chiarirmi su questo aspetto.
PLIMPTON
E la sicurezza economica? Può essere un impedimento alla buona scrittura?
HEMINGWAY
Se arrivasse abbastanza presto e tu amassi la vita tanto quanto il tuo lavoro ci vorrebbe molto carattere per resistere alle tentazioni. Una volta che scrivere è diventato il tuo vizio più serio e il tuo desiderio più grande solo la morte può essere di impedimento. La sicurezza economica allora è un grande aiuto perché ti tiene distante dalle preoccupazioni. Le preoccupazioni annientano l'abilità alla scrittura. La cattiva salute è dannosa nella misura in cui comporta preoccupazione che aggredisce il tuo subconscio e divora le tue energie.
PLIMPTON
Ricordi il momento esatto quando hai deciso di diventare uno scrittore?
HEMINGWAY
No, ho sempre voluto fare lo scrittore.
PLIMPTON
Credi che lo sprone intellettuale che comporta la vicinanza di altri scrittori abbia qualche rilevanza per un autore?
HEMINGWAY
Certo [che ha rilevanza, N.d.T.].
PLIMPTON
Nella Parigi degli anni Venti avevi la percezione [dell'esistenza, N.d.T.] di uno "spirito di gruppo" tra diversi scrittori e artisti?
HEMINGWAY
No. Non c'era alcuno spirito di gruppo. Ci rispettavamo l'un l'altro. Io rispettavo molti pittori, alcuni miei coetanei, altri più grandi—Gris, Picasso, Braque, Monet (che era ancora vivo all'epoca)—e alcuni scrittori: Joyce, Ezra [Ezra Pound, che, come fece con molti altri esuli statunitensi in Europa, accolse e aiutò anche Hemingway a integrarsi a Parigi: Hemingway non lo dimenticò e fu colui che più di tutti e per primo si impegnò affinché venisse liberato dalle carceri americane, nonostante il proprio viscerale antifascismo che già dagli anni '30 li allontanò, N.d.T.], la generosa Stein... [Gertrude Stein, N.d.T.]
PLIMPTON
Quando stai scrivendo, non ti scopri mai influenzato da quello che stai leggendo in quel momento?
HEMINGWAY
Da quando Joyce scrisse l'Ulisse, mai. La sua non fu un'influenza diretta. Ma in quei giorni quando le parole sapevamo che ci erano impedite, e dovevamo lottare per ogni singola parola, l'importanza del suo lavoro fu quello che cambiò tutto, e ci rese possibile sfuggire dalle restrizioni.
PLIMPTON
Potresti apprendere qualcosa sulla scrittura dagli scrittori? Mi stavi dicendo ieri che Joyce, per esempio, non sopportava parlare di scrittura.
HEMINGWAY
In compagnia di gente del tuo stesso ambiente di solito parli dei libri di altri scrittori. Più bravi sono gli scrittori e meno parleranno di ciò che hanno scritto. Joyce era un grandissimo scrittore e avrebbe spiegato quello che stava facendo solo a degli idioti. Altri scrittori che rispettava avrebbero dovuto intuire che cosa stesse facendo leggendo i suoi libri.
PLIMPTON
Pare che negli ultimi anni tu abbia evitato la compagnia degli scrittori. Perché?
HEMINGWAY
Questo è più complicato. Più ti spingi avanti nella scrittura e più sei solo. Molti dei tuoi migliori e più vecchi amici muoiono. Altri si trasferiscono. Non li vedi se non raramente, ma scrivi e hai con loro più o meno gli stessi contatti di quando si stava insieme al caffè nei giorni andati. Ci si invia buffe lettere, a volte giocosamente oscene e infantili, ed è quasi soddisfacente quanto chiacchierare [di persona, N.d.T.]. Ma sei più solo perché è così che devi lavorare e il tempo per lavorare si assottiglia a ogni occasione e se lo sprechi senti di aver commesso un peccato per il quale non c'è perdono.
PLIMPTON
Chi diresti siano i tuoi precursori letterari—quelli dai quali hai imparato di più?
HEMINGWAY
Mark Twain, Flaubert, Stendhal, Bach, Turgenev, Tolstoj, Dostoevskij, Cechov, Andrew Marvell [poeta inglese del '600, N.d.T.], John Donne, Maupassant, il buon Kipling, Thoreau, il capitano Marryat [Frederick Marryat, romanziere inglese della prima metà dell'800, N.d.T.], Shakespeare, Mozart, Quevedo , Dante, Virgilio, Tintoretto, Hieronymus Bosch, Brueghel, Patinir [pittore fiammingo operante tra la fine del '400 e l'inizio del '500, N.d.T.], Goya, Giotto, Cézanne, Van Gogh, Gauguin, San Juan de la Cruz, Góngora [Luis de Góngora, religioso e scrittore spagnolo che operò tra il '500 e il '600, N.d.T.]—ci vorrebbe un giorno per ricordarli tutti. Allora sembrerebbe come se mi vantassi di un'erudizione che non possiedo invece di cercare di ricordare tutte le persone che sono state importanti per la mia vita e per la mia opera. Non è la solita vecchia domanda noiosa. È una ottima domanda [questa che mi fai, N.d.T.] però [è, N.d.T.] solenne e richiede un esame di coscienza. Ho inserito i pittori, o ho iniziato a farlo, perché imparo tanto dai pittori su come scrivere quanto dagli scrittori. Mi chiedi come questo accada? Ci vorrebbe un altro giorno di spiegazioni. Immaginerei che il fatto che si impari dai compositori [che ti hanno preceduto, N.d.T.] e dallo studio dell'armonia e del contrappunto sia assodato.
PLIMPTON
Leggere allora è una occupazione costante e piacevole.
HEMINGWAY
Sto sempre a leggere libri—tanti quanti ce ne sono. Me ne procuro in sovrabbondanza così ne sarò sempre provvisto.
PLIMPTON
Leggi mai manoscritti?
HEMINGWAY
Puoi metterti nei guai a farlo a meno che tu non conosca personalmente l'autore. Qualche anno fa fui citato in giudizio per plagio da un uomo che sosteneva che avessi copiato Per chi suona la campana da una sceneggiatura inedita che aveva scritto. Aveva letto questa sceneggiatura a una qualche festa a Hollywood. Io ero lì, disse, alla fine c'era un tizio di nome "Ernie" lì ad ascoltare la lettura, e questo fu sufficiente per intentare una causa da un milione di dollari. Allo stesso tempo citò i produttori dei film Northwest Mounted Police [film western di Cecil B. DeMille del 1940 con protagonisti Gary Cooper e Madeleine Carroll, prodotto in Technicolor dalla Paramount Pictures, N.d.T.] e Cisco Kid [Le avventure di Cisco Kid (The return of the Cisco Kid), film western di Herbert I. Leeds del 1939 basato sul personaggio creato da O. Henry (William Sydney Porter) nel racconto The caballero's way del 1907, con protagonisti Warner Baxter e Lynn Bari, prodotto dalla 20th Century-Fox, N.d.T.], sostenendo che, come se non bastasse, anche questi erano stati tratti da quella stessa sceneggiatura inedita. Andammo in tribunale e, ovviamente, vincemmo la causa. L'uomo si rivelò essere insolvente.
- versione in lingua italiana a cura di Massimo Ridolfi.