LA CURA ALLEGRI DÀ GIÀ I SUOI FRUTTI TRAGICI
Il 2 a 1 di sabato sera della Cremonese, già con le valigie pronte per ritornare in Serie B, a San Siro dimostra che la cura Allegri per riportare il Milan in vetta al calcio che conta sta già dando i suoi frutti tragici: brutto calcio e risultati altalenanti. E in più il Milan si è portato in casa un altro spettro, Igli Tare, che equivale allo stesso fantasma di cui la Juventus si è appena liberata, quello di Cristiano Giuntoli, dirigenti sportivi che nelle squadre che li hanno portati al successo, rispettivamente Lazio e Napoli, in realtà non contavano nulla ma tutto decidono i presidenti, vale a dire Claudio Lotito e Aurelio De Laurentiis. Quindi sulle reali capacità decisionali di tali dirigenti è legittimo nutrire più di un dubbio: quale dirigente e quale allenatore penserebbero mai di rilanciare una squadra ingaggiando un giocatore di movimento prossimo ai quarant'anni, come Luka Modrić?
Ho esultato quando ho saputo del ritorno di Massimiliano Allegri perché andava a occupare la panchina di un avversario della mia Juventus, il Milan appunto, di cui avrebbe certamente sentenziato il definitivo fallimento.
Non credo ci sia mai stato nella storia allenatore di calcio più costoso e sopravvalutato di Massimiliano Allegri. Un uomo di calcio che vede nei calciatori tutti degli ideali terzini fluidificanti. Un tecnico che ha la straordinaria capacità di distruzione dei talenti. Che ha in odio i talenti. Che non sa che farci perché è di quegli allenatori che pensano che il pallone pensi i pensieri dell'allenatore di pallone.
Neanche Gigi Maifredi riuscì a ingannare il mondo del calcio per più di una magra stagione, quella targata 1990-1991. Eppure l'aziendalista Allegri ancora ha chi stima il suo fare l'allenatore di pallone. Il suo non aver mai conosciuto tatticamente l'attacco. Il concetto semplice del gol. Quel fatto del pallone che deve essere infilato nella rete avversaria più di quanto riesca a fare l'avversario nella tua di rete, se si vuole davvero vincere la partita di pallone. Ma Allegri è capace di allenare solo le squadre che già vincono da sole, per inerzia, come per i cinque campionati di Serie A vinti a mani basse con i bianconeri dal 2014 al 2019, quando la Juventus non aveva rivali in patria per capacità di investimento, e mai ha rappresentato un valore aggiunto per le squadre che ha allenato, come invece è in grado di garantire Antonio Conte.
Ovviamente, la stima di cui gode ancora Allegri è relegata a pochi italiani, perché all'estero nessuno lo ha mai voluto veramente e, difatti, ha sempre percepito fino all'ultimo centesimo il suo ingaggio milionario da juventino esonerato. E lui il coraggio di mettersi in discussione non lo ha mai avuto. Allegri poteva allenare e vincere indisturbato i campionati solo sotto l'ala protettiva di Andrea Agnelli, che ha buttato centinaia di milioni per vedere la Juventus padroneggiare in Serie A ma senza mai giocare a pallone, e puntualmente umiliata in Europa. Agnelli che ha avuto il suo giocattolo in regalo dalla famiglia e ne è stato presidente dal 2010 al 2023 spendendo per diletto qualcosa come 523 milioni di euro senza mai vincere quella che una volta si chiamava Coppa dei Campioni, soldi che la società non ha mai speso prima in più di cento anni di storia: quando ha preso la presidenza della Juventus, il giovane Agnelli aveva solo 35 anni.
Ricordo Allegri che commentò il ritorno di Carlo Ancelotti al Real Madrid (2021), il più grande allenatore della storia del calcio, che la dirigenza juventina non seppe riconoscere perché considerava non un vincente (1999-2001), dicendo che dal Bernabéu avevano contattato prima lui ma che aveva rifiutato perché voleva ritornare alla Juventus mentre nessuno juventino lo ha mai voluto, a parte qualche teorico del brutto calcio. Ecco, Ancelotti nel frattempo ha vinto 2 Champions, 2 Campionati di spagna, 2 Supercoppa UEFA, 1 Coppa del Mondo per club, 1 Coppa Intercontinentale FIFA, 1 Coppa di Spagna e 2 Supercoppa di spagna, tutto tra il 2021 e il 2025, tanto per avere contezza di chi sa vincere per davvero e di chi sa perdere per davvero.
Finalmente noi juventini siamo riusciti a togliercelo definitivamente di torno grazie allo strip-tease di Coppa Italia (2024), quando festeggiò la conquista del trofeo come se allenasse una squadretta di terza fascia, dove si dimostrò l'isterico sadico che è sempre stato, antipatico solo come un toscano riesce a esserlo: ricordo ancora oggi, nitidamente, Leonardo Bonucci umiliato su quello sgabello nella tribuna dello stadio Dragão di Porto (2017), anno quando la Juventus dell'aziendalista Allegri arrivò sì a Cardiff per disputare la finale di Champions con il Real Madrid, ma fu seppellito da un sonoro 4 a 1, come nella precedente finale di Berlino (2015) fu ugualmente seppellito dal Barcellona con un inappellabile 3 a 1, perché Allegri non ha mai imparato che le finali si giocano per vincerle non per non perderle. Ma in realtà lui non scende proprio in campo per vincerle ma per parteciparle le finali.
Dopo la finale malamente persa con il Real Madrid, Allegri pare che disse che la squadra spagnola vincesse solo grazie a Cristiano Ronaldo, autore di due dei quattro gol e migliore in campo a Cardiff. E Andrea Agnelli lo ascoltò portando a Torino Ronaldo nel 2018 provocando un disastro economico annunciato per i bilanci bianconeri e non raggiungendo più neanche la finale di Champions.
Non si ricordano le finali perse ma i titoli vinti, come Roberto Baggio non ricorda la Coppa del Mondo perduta in America nel 1994 ma ne sogna ancora l'incubo di quel rigore sbagliato.
Sabato sera, a fine partita, Allegri ha lamentato che non si possono prendere due gol a partita, ed è senz'altro vero, però, se solo le squadre che allena giocassero a calcio, si potrebbero sicuramente segnare più di un gol a partita.
MASSIMO RIDOLFI