LA NUOVA GENERAZIONE ANALOGICA

24.09.2025

Negli ultimi giorni mi è capitato di vedere una ragazza scorrere tra le automobili parcheggiate e infilare volantini pubblicitari tra parabrezza e tergicristalli. A vederla mi è parso di tornare indietro di almeno quindici vent'anni. E nello stesso periodo di tempo ho ritrovato manifestini attaccati sulle porte d'ingresso dei locali che pubblicizzavano eventi. Anche ieri ho trovato un volantino infilato sotto il tergicristalli del lunotto termico. Sembrano riarrivati da un altro pianeta.

Questo è un modo di comunicare che era velocemente scomparso con l'avvento di Facebook, perché a un certo punto degli ultimi quindici vent'anni se doveva accadere qualcosa, anche se fosse stato sotto casa, se non lo si annunciava sulla bacheca digitale era impossibile si venisse a sapere. Sparì così la pratica del volantinaggio, spesso anche fastidiosa.

E questo ritorno in sordina del volantinaggio è dovuto al fatto che la Rete oramai ha maglie larghissime ed è inflazionata di annunci di ogni tipo dove è impossibile raccapezzarsi ed emergere in superficie, a meno che non si spendano qualche migliaio di euro in pubblicità on-line. E a quel punto torna certo più conveniente ed efficace il buon vecchio volantinaggio consuma suole, che tinge le mani di inchiostro. Che sporca. Che suda sudori. Che, prima di sparire, sudava sudori stranieri più a buon mercato, subsahariani, eritrei.

Domenica 7 settembre poi, mi viene la voglia improvvisa di andare in edicola a comprare qualcosa, una bella rivista, che so, come quelle di una volta, che non vedevi l'ora che arrivasse il nuovo mese per prendere l'ultimo numero del mensile musicale o cinematografico, o automobilistico, o sui videogiochi, o che so io. 

E domenica 7 settembre, dopo non facili ricerche, dopo un bel giro girotondo intorno alle vetrine di una superstite edicola di Roseto degli Abruzzi, quella di fronte alla stazione, dove, arrivando, vedo il gestore allungare a una ragazza da dietro il gabbiotto l'ultimo numero di Navuss, che rientra in macchina e vola via verso il mare, compro Blow Up #328 - settembre 2025, il mensile musicale. E siccome un tempo acquistavo Rolling Stone, ora disponibile liberamente on-line, prendo lo smartphone e controllo se pure Blow Up ha una sua edizione gratuita on-line, e scopro che non ce l'ha. In Rete la rivista ha un suo sito utile a promuovere e anticipare i contenuti del mensile cartaceo attraverso annunci e brevi estratti degli articoli che conterrà.

Negli ultimi tempi ho cominciato a convincermi, rimanendo in campo musicale, che non ci sia più alcuna ragione utile che possa spingere i musicisti a rendere disponile gratuitamente tutta la loro discografia, novità comprese, sulle piattaforme on-line. 

Sono sempre più convinto che sia meglio tornare all'analogico, alla correlazione corporea, al pezzo fisico, al disco, da vendere direttamente al concerto o, sempre direttamente, in Rete, senza intermediari. Meglio vendere poche, anche pochissime copie di un disco che regalarlo a un ascolto frettoloso, che non costa niente: sul colophon di Blow Up, a centro pagina, tra indice e notizie editoriali, si riporta in epigrafe: «"Se non paghi per avere qualcosa, la merce sei tu" (Anonimo)».

In realtà questa massima mi convince assai poco. Sarebbe meglio dire, forse un po' troppo tommasianamente: «Se non tocchi non vedi e non senti.»

In giugno un sindaco, al termine di una conferenza, mi si avvicinò e disse: «Siamo l'ultima generazione analogica. Se manchiamo il passaggio del testimone, è finita.» o qualcosa del genere mi disse, ma il senso delle sue parole fu proprio questo, e mi convinse – poi vedo quella ragazza che scorre e infila volantini tra parabrezza e tergicristalli delle nostre automobili lasciate ad abbrustolire sotto il sole ancora rovente di questo settembre, e pendere quei manifestini appiccicati all'ingresso dei locali, che se non mi fosse capitato di passare di lì, mica l'avrei saputo di quello che mi stava per accadere intorno, perché poi, provando, non era affatto semplice raccogliere quelle poche notizie pratiche in Rete, tipo località, giorno e ora dell'evento.

Durante l'editing del mio ultimo romanzo, Angeli (Letterature Indipendenti 2025), mi sono chiesto: "Vorrei proprio vedere come lo farebbe l'Intelligenza Artificiale?" Scopiazzerebbe sicuramente un po' in giro. Rimedierebbe qualche frase fatta, automatica, rimasticata dalla Rete, e la appiccicherebbe lì, sperando non si veda e non si senta che è tutto un rimedio, un rattoppo senza senso, una toppa peggio del nuovo buco formativo che abbiamo dentro a roderci il cervello, con le sinapsi addormentate, drogate di pigrizia.

Ad esempio: nella mia prossima raccolta di versi, Eliotiana, c'è una sezione dedicata a Thomas Stearns Eliot, che troverete in anteprima esclusiva sul prossimo numero de Il Mangiaparole, dove in alcuni componimenti ho tradotto e incastonato suoi versi da La Terra Perduta (per il vulgus La Terra Desolata, 1922), adottando delle leggere varianti di senso. È una tecnica compositiva che sperimento e pratico già da molto tempo quella di adottare nei miei testi versi modificanti mutuati da altri poeti, tecnica che ho battezzato Variazioni Goldberg, dai noti esercizi bachiani dedicati al suo allievo prediletto, Johann Gottlieb Goldberg.

Ecco, anche lavorando a Eliotiana, ho provato a immaginare a come avrebbe risolto questo problema l'Intelligenza Artificiale. Come sarebbe giunta a concepire le mie personali Variazioni Goldberg in poesia? E poi mi sono sempre più convinto che solo un essere umano riesce a fare cose a portata dell'umano. Poi ho letto in un articolo di economia della bolla che già si sta gonfiando con i troppi investimenti sull'Intelligenza Artificiale: dove cantano troppi galli, non si fa mai giorno, si sarebbe detto un tempo.

E poi, qualche giorno fa, mi è successo di non ritrovare in Eliotiana quella mia nota aggiunta direttamente sul file word che spiegava le ragioni del titolo, che ricordo benissimo nella sostanza di aver scritto ma che nel file non compariva più – come ricordo benissimo di non aver conservato nella cartella di lavoro i riferimenti, gli articoli consultati e reperiti in Rete, uno in verità, perché la nota l'avevo ormai scritta e non consideravo necessario conservare quell'unico articolo in inglese reperito, tra l'altro brevissimo.

Tanto se è in Rete, basterà tornare alla Rete per ripescarlo, mi direte. E no, perché di quell'articolo e di questi pochi fatti che mi erano stati utili alla compilazione di quella nota, in Rete non ce n'è più traccia. E mi danno due giorni interi per capire e daccapo ricercare. E alla fine mi convinco del fatto che magari, montando il libro, tra un taglia e un incolla, ho dimenticato di incollare al posto giusto quella nota perduta per sempre, perché non ho ritenuto, durante la sua rapida stesura, di dover conservare altra traccia di questo breve e veloce lavoro editoriale, come invece faccio di solito riunendo il tutto nella cartella di lavoro.

Poi sabato scorso al mercato settimanale di Teramo incontro Marco che mi dice: "Prova con ChatGPT." Io gli rispondo che non ho ChatGPT. E lui mi informa che in Rete c'è una versione gratuita dove posso inserire a forma di quesito quello che mi sto domandando da me senza trovare alcuna risposta da giorni.

Allora torno a casa e trovo e provo gratuitamente in Rete di risolvere l'arcano digitale con ChatGPT. Ma niente, anche ChatGPT con la sua ampia rete non riesce a ripescami quell'articolo, quell'unico fortuito articolo in inglese dalla Rete. Niente, torno allora a usare il mio di cervello e riesco a riformulare quella breve nota, aggiungendo anche cose nuove: sebbene non sia la stessa di prima, di prima della scomparsa di quella mia nota originale, ne assolve lo stesso la funzione.

Chiedere a ChatGPT, delibero per esperienza, equivale a domandare all'uomo della strada, che ti risponde la prima cosa che gli viene in mette un po' su tutto e un po' su niente, e tutto per sentito dire, senza alcuna qualità di studio e di ricerca del risultato studiato.

L'intelligenza Artificiale è una versione di molto ritardata di quella umana. Battente meccanica elementare nell'officina dell'uomo.

La nuova generazione analogica, che non ha più intenzione di sfuggire all'esperienza, alla consapevolezza che dietro a ogni attività dell'uomo ci siano fatica e lavoro, perché è tutto un altro mondo, perché ci entri dentro, e hai la percezione concreta che dentro ci sia un lavoro, una fatica, un fare, che poi si integra con la Rete e dona dignità alla Rete perché proviene da un fare della fatica un lavoro, è alle porte – che bussa.

L'Intelligenza Artificiale non ha e non acquisirà mai alcuna capacità espressiva e creativa, come nessuna macchina è stata mai in grado di farlo oltre la sua funzione lavoro. Quindi produrrà solo esercizi imitativi, cioè a brutta copia di quelli umani, azioni che necessiteranno sempre dell'intervento correttivo dell'uomo – se si inceppasse la ruota dentata di un ingranaggio, dovremmo sicuramente inviare un umano a risolvere il problema, sperando che lo stesso ingranaggio, per perduta pratica dell'operatore, non lo maciulli.

L'unico suo utilizzo possibile è comprensibile solo all'interno del processo capitalistico; è, caro Attilio, il patto industriale; la sua utilità può esprimersi solo nel disegno di esclusione quasi totale dell'uomo, della forza lavoro, dai processi produttivi a vantaggio dei profitti e a discapito del patto sociale. Ed è un processo attualmente irreversibile.

Allora è necessario fondare un nuovo stato sociale. Questa è la lotta. Un impegno che può essere solo comunista. Compito tutto della Rinascente e Nuova Generazione Analogica il nuovo rifarsi comunista.

Si torni a toccare le cose con le mani, e a sporcarsele di cose: il sapere dell'uomo è nelle mani.

MASSIMO RIDOLFI

© 2025 Carte Terrestri: scritti di politica cultura e società
 di Massimo Ridolfi. Tutti i diritti riservati.
Creato con Webnode Cookies
Crea il tuo sito web gratis! Questo sito è stato creato con Webnode. Crea il tuo sito gratuito oggi stesso! Inizia