NEL GHETTO

20.09.2025

Ridateci i nostri fratelli

Vigliacchi!

Ridateci i nostri fratelli!

Vigliacchi

Questo doveva essere

Il grido

Al fianco di Israele

Non l'antico odio:

È la pace

Che non vi piace.


Scrissi questi versi proprio nel ghetto ebraico di Roma, che quando sono nella Capitale cerco sempre di visitare per il senso di pace che mi dona questo luogo, perché, ad esempio, vedo ebrei e mussulmani lavorare fianco a fianco, in pace. Andate, tutti, a vedere, se è vero quello che dico.

Ricordo che ero seduto a un bistrot, quello all'incrocio tra Piazza Costaguti e via Santa Maria del Pianto. Era primo pomeriggio. Dopo ora di pranzo. Verso le 15 o le 16. Occupavo un tavolo esterno. Era il primo fresco d'autunno. Forse era in novembre, dei primi giorni. Ricordo che, in me, improvvise, sopraggiunsero le immagini della Storia caduta in quel luogo. E che provai, da subito, a fermare quelle immagini su un taccuino. È un testo composto e licenziato nel 2015, parte di una silloge chiusa nel luglio 2016, tuttora inedita: carte scritte, si intitola questo librino, che sono andato a riprendere velocemente, nell'urgenza del momento, come si fa ora, digitando una parola chiave sullo schermo del computer, dove tutto ha modo di conservarsi sotto ai nostri occhi sempre più arrossati e stanchi, ogni giorno più ciechi.

Oggi c'è, addirittura, chi arriva a giustificare l'esistenza di Hamas. O, senza alcuna vergogna, dice che non esiste, o che è una invenzione dello Stato di Israele, che persino la finanzia l'organizzazione islamica terroristica palestinese, come fosse intrappolata dentro una sorta di sordida politica del suicidio collettivo.

Quello che sento dire sul popolo di Israele, oggi, è l'esatto estratto del Mein Kampf, 1925, parola per parola, che trasse origine da L'ebreo internazionale di Henry Ford, 1920, l'industriale americano, quello delle automobili, le prime prodotte in serie.

È un metodo ben registrato dalla Storia. È sempre lo stesso. Odio indiscriminato per gli ebrei in quanto popolo, odiosa etnia.

Nella mia città, Teramo, addirittura si è arrivati a chiede l'annullamento di gemellaggi con il popolo di Israele e di commemorazioni delle stragi perpetrate da Hamas a danno di israeliani, civili inermi.

Presto si arriverà a chiedere di divellere le pietre d'inciampo che ricordano le vittime dell'Olocausto: solo a Roma ce ne sono circa 300. Quindi questi riviviti antisemiti avranno un po' da faticare, ma sono tornati in tanti e si daranno manforte – sono sempre quelli, sempre gli stessi, anche se hanno le facce ringiovanite, meno stanche; anche se, oggi, ci appaiono più colorati e navigati.

Allora, mi corre l'obbligo morale, storico, di marcare la mia differenza, qui e ora, da italiano, da cristiano, da cattolico, da intellettuale, da uomo!

Esprimo piena vicinanza e solidarietà alla Comunità israelita italiana, alla quale dedico questi miei versi. Proprio quelli scritti su quel taccuino quel primo pomeriggio autunnale seduto in quel bistrot tra Piazza Costaguti e via Santa Maria del Pianto, nel ghetto ebraico di Roma.

C'è d'aver paura, fratelli. Tornate a prestare attenzione al vicino di casa, soprattutto se ha fame, perché per un tozzo di pane siete stati venduti in tanti, non molto tempo fa.

C'è d'aver paura! È tornata quella paura.

MASSIMO RIDOLFI


Nel Ghetto

                                           e mica i cieli

sono un capitale sicuro, senza fondo, o una miniera

priva di patria e sentimento

EMILIO VILLA (1914 – 2003)


passeggiando per il ghetto ebraico di roma

sembra che il tempo gradualmente rallenti

qualcosa nell'aria

o abbassando lo sguardo su pietre d'inciampo

come piccole lapidi d'oro incastonate nel suolo

a ricordare di chi anche il corpo è andato perduto

qualcosa nell'aria

particelle invisibili di una cruda memoria

di grida straniere, portoni squassati

e scale sfinite dai tacchi pesanti della storia

qualcosa nell'aria

di ombre negli angoli, di carne a buon prezzo

passeggiando per il ghetto ebraico di roma

sembra che in questi luoghi non possa accadere nulla di più di quel ch'è accaduto

qualcosa nell'aria

come un sussurro di madre che dice: "… tutto il dolore è stato ormai reso."


  • da Nel Ghetto, in carte scritte, silloge inedita del luglio 2016, testo e voce di Massimo Ridolfi (Copyright © 2019 Massimo Ridolfi per Letterature Indipendenti) [N.d.R.]: https://youtube.com/shorts/kMwgS8rSsjI?feature=shared
  • versi in epigrafe da Il grido di pace di Massimo Ridolfi, Teramo, 20 settembre 2025 [N.d.R.].
© 2025 Carte Terrestri: scritti di politica cultura e società
 di Massimo Ridolfi. Tutti i diritti riservati.
Creato con Webnode Cookies
Crea il tuo sito web gratis! Questo sito è stato creato con Webnode. Crea il tuo sito gratuito oggi stesso! Inizia