PIETRO: VENERDÌ 4 OTTOBRE, ORE 19:15
Ieri è arrivato a trovarmi Pietro.
Erano anni che non arrivava.
Gli ho detto: "Tornatene a Teramo. Così vieni qui. Parliamo. Mangiamo. Mangiamo i dolci industriali dell'hard discount. Ti faccio il caffè. E parliamo, mentre tu mangi i dolci dell'hard discount e bevi caffè e fumi le Chiaravalle Verdi."
Lui invece mi dice che vuole andare a fare il contadino in Danimarca.
Io gli ho detto: "Guarda che non c'è nessun principe in Danimarca. Non credere a quella storia che si racconta sulla Danimarca. È vero. È una delle poche riuscite repubbliche socialiste. Insieme a Finlandia, Svezia e Norvegia. La Finlandia è dove si vive meglio. L'istruzione è gratis fino all'Università. E se fai un figlio papà e mamma possono stare a casa anche un anno e mezzo e lo Stato, appena torni a casa, ti fa trovare un pacco pieno di cose per il pargoletto. Ma stanno tutte lì. Magari la Previdenza Sociale in Finlandia dà qualche euro in più (qualche markat in più dovrei dire). Certo, non ci vivono in tanti da quelle parti e sono ricchissimi di fonti energetiche. Solo con il geotermico ci riscaldano tutta la Finlandia e ce ne avanza così tanto che poi lo vendono. E la Finlandia non è mica fredda come Canzano (perché Pietro è di Canzano, che pure è fredda in inverno), ma molto di più perché mica c'è in Finlandia il sole che c'è a Canzano quando spunta il sole anche se è inverno (pure Claudio Piersanti è di Canzano, ora che ci penso, di cui però non ho mai letto un libro, mentre di Pietro un libro almeno l'ho letto e ho visto cose: Massimo Raffaeli ne è innamorato di Piersanti, ma io non ne ho mai letto un libro – il papà di Raffaeli lavorava alla Manifattura Tabacchi di Chiaravalle, nelle Marche, dove fabbricano appunto le Chiaravalle Verdi)."
Poi, però, Pietro mi ha detto lui una cosa che era bellissima. Mi ha detto che ha ripreso a scrivere poesie. Che queste poesie me le vuole leggere perché così gli posso dire se sono poesie. Perché lui non lo sa se sono poesie.
Io l'ho tranquillizzato. Gli ho detto: "Guarda che l'uomo non è mica capace di scrivere poesie. Dante, rinchiuso dov'è che stava rinchiuso o che scappava, ci ha messo quattordici anni a salvare La Commedia. Se era capace di scrivere poesie, lo faceva in un lampo si salvare La Commedia. Ma non era capace. Come nessun uomo è capace di scrivere poesie."
Così Pietro si è tranquillizzato e mi ha letto le sue poesie appuntate sul cellulare.
Gli ho detto: "Va bene che le appunti lì. Quello è quello che era un tempo il nostro vecchio taccuino. Ma poi, mi prometti, che le riscrivi almeno altre due volte a mano sulla carta. Così capirai se sono finite o si rifiniranno, così. La scrittura è una cosa di fatica. Ernest Hemingway scriveva e riscriveva tutto a mano prima di mettersi alla macchina per scrivere." I primi tre romanzi li ho battuti a macchina solo dopo la terza stesura a mano fatta su diversi quadernoni; e credo di essere l'ultimo scrittore della mia generazione ad aver usato la macchina per scrivere, perché solo più tardi sono passato alla comoda tastiera del computer abbandonando lo sferragliare della Lettera 32 di mio padre, che lo svegliavo per il rumore che facevo a scrivere molto spesso di notte, o vicino alla mezzanotte – che mi mettevo a scrivere proprio qui dove sono ora a editare questo articolo però usando il mio portatile, che considero sempre come una macchina per scrivere e poco più.
Lui me lo ha promesso che avrebbe poi riscritto dal cellulare sulla carta almeno per altre due volte tutte le poesie che sta scrivendo. Perché Pietro ha ripreso a scrivere poesie, nuove.
E poi me ne ha lette un paio.
Ma prima che iniziasse a leggere, gli ho detto: "Leggile, ma poi mi devi far vedere come le hai scritte. Perché le poesie vanno viste, prima che ascoltate."
L'ho tranquillizzato pure dopo che le ho ascoltate dalla sua voce quelle sue poesie nuove: "C'è poesia in questi testi, perché c'è musica e partitura. Cioè c'è ritmo. Perché le poesie si seguono e si controllano con l'orecchio, ma si verificano tutte con il corpo. Perché il corpo deve vibrare quando leggi una poesia che ti rientra in corpo dall'orecchio. E le poesie vanno lette così come l'hai scritte, perché con la voce non ci puoi aggiungere più niente una volta che l'hai scritte così come l'hai scritte. E anche il corpo di chi ascolta deve vibrare. Perché lo strumento che suona la partitura di una poesia è il corpo umano. È il corpo umano che risuona la poesia. Non la voce."
E poi ho visto la battuta. Cioè come sono scritte. Perché, l'ho detto, va bene ascoltarle, ma poi vanno valutate da scritte le poesie. Vanno viste. E c'era tutto. Non mancava niente. Verso. Divisione strofica. C'era la parola. C'era pure la prosa, così uno riprende fiato. C'era il passo umano.
L'ho tranquillizzato: "Continua. Segui la vena. Non censurarti. Poi mi mandi le carte. Quando la vena si è esaurita e tu capisci che è esaurita perché non ti detta più la Poesia, tu ti fermi e mi mandi tutte le carte, che ne facciamo un libro." E gli ho fatto pure vedere a Pietro come faremo questo libro. Gli ho fatto già vedere il libro che faranno le sue poesie. Siamo risaliti a casa per farglielo vedere questo libro che faremo, perché eravamo già in strada, chiusi nell'abitacolo della sua automobile, quando Pietro mi ha letto le sue poesie, nuove.
Stuart Zane Perkoff quando riuscì di galera disintossicato dalle droghe, riprese a scrivere poesie nuove che erano quindici anni che non ne scriveva più di nuove. E ne scrisse così tante insieme da farne quattro libri magnifici. E irripetibili.
E sul letto di morte. E sul letto di morte chiese un registratore perché la Signora gli stava parlando. E Perkoff, così, poté dettare le sue ultime poesie nuove al registratore. Perché non aveva più le forze per scriverle. Perché la scrittura è una cosa che si fa fatica a scriverla. Perché le poesie si seguono e si controllano con l'orecchio, ma si verificano, tutte, con il corpo. E il suo corpo, vicino alla Morte, vibrava – non ho detto tremava, ché è normale che uno tremi davanti alla Morte, ma vibrava.
Come vibravano i nostri corpi quando Pietro leggeva le sue nuove poesie nuove.
Io sono un filo d'erba
un filo d'erba che trema.
E la mia Patria è dove l'erba trema.
(Ascoltala qui se ti vibra il corpo: https://youtu.be/IyCHuiCu5hA?si=X1ou6OZd5vf7jAZZ).
Ci dice ancora Rocco Scotellaro nella sua più
bella poesia.
MASSIMO RIDOLFI
Teramo, 5 ottobre 2025, appena sveglio, tra le 5 e le 6 del mattino.
- Immagine: Pietro Albino Di Pasquale, del quale si ricordano le ultime pubblicazioni: Farfariel – Il libro di Micù (Ovonero 2018) e Skramp Jack e la Bussola di Natale, con illustrazioni di Stefano Tamburrini (Ovonero 2024) [N.d.R.].
- di Stuart Zane Perkoff (1930-1974) ricordiamo Il Profeta di Venice, Into a Life: Stuart Z. Perkoff, Poesie 1956-1973, cura e versioni in lingua italiana di Massimo Ridolfi, Letterature Indipendenti, Teramo, 2020: https://amzn.eu/d/4ZAx23B [N.d.R.].