VI DIRÒ DUE COSE, ANZI TRE, FORSE QUATTRO, MA BREVEMENTE

29.10.2025

«Libera al par dell'aria,
Un solo istante almen,
Vorrei slanciarmi a vivere
Dell'infinito in sen!»
GIANNINA MILLI (1825-1888)


Via Bernardo Trosini è una viuzza cieca, un vicolo chiuso, l'appendice di un budello proprio, che termina la sua punta ricurva nella breccia di fronte a un solido cancello nero che chiude il cortile di una villa con l'avviso "Attenti al cane". Sta dove il comune di Teramo è già Frazione San Nicolò a Torino, più precisamente Contrada Fiumicino. Il cartello dice: "Via Bernardo Trosini, sec. XIX Politico - Sindaco di Teramo". La prima cosa che salta all'occhio arrivati fin qui, dopo la povertà della via, del vicolo cieco, è l'errata intestazione, perché il Trosini, politico del XIX secolo e Sindaco di Teramo, in realtà si chiamava Berardo, come il patrono della città, cosa che assicura anche una indiscutibile teramanità dell'illustre Trosini, medico di professione e politico per vocazione, perché San Berardo, vescovo di Teramo dal 1116 al 1122, di cui le sacre spoglie oggi riposano nella cappella a lui dedicata in cattedrale, è il venerato patrono della Città di Teramo.

Ma forse qualcuno di voi lettori digitali si starà chiedendo: ma Massimo Ridolfi che cavolino è andato a fare a Via Bernardo Trosini, che, in realtà, era Berardo Trosini?

Berardo Trosini (1818-1894) fu il secondo sindaco della Città di Teramo, sua città natale quindi, dall'Unità d'Italia e restò in carica dal 1862 al 1867, impegno amministrativo conferitogli da ben sei governi in soli sei anni, e il tutto ratificato da Vittorio Emanuele II (che non poche gatte ebbe da pelare appena fatta l'Italia unita, il 17 marzo 1831: la morte di Cavour; subito dopo arrivarono i dissidi con Bettino Ricasoli; e subito dopo ancora si manifestò la follia di Luigi Carlo Farini; e ancora la Strage di Torino, consumata tra il 21 e il 22 settembre 1864 causa la repressione della protesta nata per il trasferimento della capitale da Torino a Firenze, che provocò la morte di 62 persone tra militari e civili, più 138 feriti, e decretò la caduta di Marco Minghetti; e poi la Terza guerra di indipendenza contro l'Impero austriaco e il ritorno al comando del Regio Esercito di Alfonso La Marmora; e altre ancora ne accaddero), ma scarse sono le notizie a suo riguardo. Apparteneva sicuramente alla Destra storica di Massimo D'Azeglio e Camillo Benso conte di Cavour, che morì appunto poco dopo fatta l'Italia unita, cioè il 6 giugno 1861. Quindi Berardo (e non Bernardo) era un liberale monarchico laico.

Due altre cose, anzi tre, forse quattro, si sanno a margine a proposito del sindaco della Città di Teramo Berardo Trosini. La prima riguarda una polemica con il Prefetto della città, Nicola Attanasio, in servizio dal 22 giugno 1862 al 24 giugno1863, che lamentò una scarsa illuminazione della città scrivendo al Sindaco: "Rimango stupefatto! Sono circa le 8 della sera e le strade di questa città trovansi nel buio il più perfetto: la serata campale aggiunge all'orrore dell'oscurità." Al quale Berardo Trosini rispose solerte che l'improvvisa oscurità era dovuta al maltempo con Luna piena di quel 3 ottobre 1862, quando il contratto di appalto sulla pubblica illuminazione prevedeva la sospensione del servizio proprio nelle notti di Luna piena. La seconda è che partecipò, da Sindaco ma anche da medico immagino, insieme al prefetto della città, questa volta Emilio Cler, in servizio dal 15 agosto 1963 al 17 settembre 1864, alla quinta ascensione del versante teramano del Gran Sasso d'Italia accompagnando, presumibilmente nell'estate del 1864, l'alpinista e studioso teramano Raffaele Quartapelle.

La terza cosa che si sa sul sindaco Berardo Trosini riguarda Giannina Milli e la quarta, forse, incontra la mia famiglia di discendenza materna perché la mia amatissima madre si chiamava Angela Raffaela Trosini, di Arsita, Teramo: suo padre, mio nonno Settimio, fu il primo sindaco di Arsita del Secondo dopoguerra. Per questo ero in Via Bernardo Trosini, che, in realtà, era Berardo Trosini.

Ironia della sorte, il papà di Giannina Milli si chiamava Bernardo. La teramana Milli fu strenua sostenitrice del Risorgimento italiano e dell'Unità d'Italia. La sua umile casa natale, nonché bottega, il padre Bernardo era un artigiano, un sellaio, insisteva contro le mura a est della cattedrale e fu demolita nel 1930 iniziando un'una lunga e ampia opera di ricavo e esaltazione della bellezza del Duomo di Teramo (consacrazione 1176, romanico, gotico e barocco, 1158-1493), perfettamente incastonato, come fosse scolpito nel tufo, al centro esatto della città.

Quindi ben prima dell'avvento del Sindaco "Demolitore" Carino Gambacorta, democristiano che aveva tutti i difetti e i pregi difettosi di un democristiano, che tra il 1956 e il 1969 decise, in nome della modernità, di demolire la città depauperandola per sempre del suo tessuto architettonico: la Fontana delle Piccine con i giardini pensili del Palazzo Delfico, le case medievali porticate dette "case Bonolis", Palazzo Pompetti, l'arco di Monsignore, le case del rione Santa Maria a Bitetto, l'ex monastero di Santa Maria del Carmine, il cineteatro Apollo in stile eclettico liberty, il Palazzo delle Poste del Primo novecento, il tempietto neogotico del Carminiello, la demolizione totale di Piazza della Cittadella, dove si trovava lo storico Albergo Giardino, solo per ricordarne gli abbattimenti più vergognosi. E il tutto iniziò nel 1959 con la demolizione del Teatro Comunale per fare spazio ai magazzini della Standa, teatro all'italiana del 1868 che contava 750 posti tra platea e palchi.

Ma sull'arco di Monsignore ebbe, sicuramente incoscientemente, ragione, perché ricavò e valorizzò ulteriormente la incredibile bellezza del nostro Duomo, che non poteva più essere mortificato da costruzioni incongrue e di nessuno valore, compreso l'arco di Monsignore, anche se la sua costruzione risaliva al 1738, perché era una banale opera di servizio, un ballatoio coperto che collegava il Palazzo vescovile alla Cattedrale. In ricordo della casa natale di Giannina Milli oggi c'è su quel lato della cattedrale una stele con targa a segnarne l'originale ubicazione. Quest'anno ricorre il bicentenario della nascita di Giannina Milli, venuta alla luce a Teramo il 24 maggio 1825.

Ma ora torniamo a Via Bernardo Trosini, a quell'appendice di un budello lontanissima dalle mura della Città di Teramo. A giugno del 2023 mi recai a Pescara a pranzo dai miei zii materni, come di tradizione per la festa della Madonna dei Sette Dolori, la Madonna dei Colli. Dopo il ricco pranzo preparato dalle zie Antonietta e Ada, sorelle di mia madre, zio Vincenzo, fratello di madre e maggiore degli Alpini in quiescenza, mi accompagnò nel suo studio, dove sempre concludiamo questo nostro appuntamento. Dal suo studio torno a Teramo sempre carico di libri. E quel giugno del '23 tra i volumi che riportai a casa c'era un libro di lettere che è anche un manuale di bella scrittura, L' arte di scrivere le lettere. Lettere di scrittori italiani. Modelli ed esempi a cura di Dino Provenzal (Hoepli, Milano, 1964, Sesta edizione).

Tra le tante lettere di firmatari illustri raccolte nel volume, zio Vincenzo tenne a mostrarmi proprio una lettera di Berardo Trosini, sindaco della Città di Teramo, indirizzata a Giannina Milli, all'epoca a Firenze – anche sulla copertina del libro, bensì la lettera che conserva al suo interno è firmata Berardo Trosini, c'è scritto Bernardo Trosini. E zio Vincenzo mi trasmette, durante la stesura di questo articolo, un altro atto utile alla verifica del corretto nome di battesimo del Nostro, producendomi una delibera della Commissione Provinciale riguardante i risarcimenti offerti a quanti nella provincia di Teramo, sia militi che civili, si erano impegnati, a proprio rischio, di combattere il brigantaggio, con relativa assegnazione di premi in danaro e pensioni: in buona sostanza non è altro che un manifesto delle taglie dei briganti in stile Far West. L'atto, redatto a Teramo in data 9 settembre 1863, fu firmato dal Nostro in qualità di "Vicepresidente di Commissione, Berardo Trosini". Ma a zio Vincenzo interesserebbe sapere, più di tutto il resto, chi fosse questo Berardo Trosini, e se avesse in qualche modo un legato con il nostro ramo di famiglia.

Come già detto su Berardo Trosini ci sono poche notizie. Anche l'Archivio di Stato di Teramo sembra avere pochi atti a riguardo. Da un rapido controllo apprendo, però, che il cognome Trosini originerebbe dal toponimo Castel Trosino, uno sperduto borgo del comune di Ascoli Piceno di appena 20 abitanti, ma anche che il cognome Trosini parrebbe propriamente teramano, fatto che trova conforto, come già detto, nel nome di battesimo del nostro Berardo appunto. Poi questo cognome è emigrato nel Lazio e risalito fino al Norditalia. Oggi si contano in Italia 29 famiglie Trosini, delle quali 13 sono in Abruzzo e 7 nel Lazio. Quindi questo cognome resta fortemente radicato nel teramano e nella regione Abruzzo. Zio Vincenzo, informatolo di questo articolo, mi fa presente che anche il Beato Angelico era un Trosini, difatti il suo nome secolare era Guido di Pietro Trosini, nato a Vicchio, nella valle del Mugello, il 1395; ma in Toscana attualmente non si registra nessuna famiglia Trosini.

Dubito, però, che il nostro Berardo sia collegato al ramo materno della mia famiglia, originaria di Arsita, sempre nella provincia di Teramo, ché solo negli anni '60 del secolo scorso iniziarono i Trosini a spostarsi verso il comune di Teramo, ma anche di Pescara. Invece Berardo Trosini, che è sicuramente nato a Teramo, liberale laico della Destra storica, fu politicamente molto attivo sui comuni della Val Vibrata, come Nereto, Corropoli e Colonella ma mai ad Arsita o nella Valle del Fino, e attraversare le nostre valli ai tempi non era proprio una questione risolvibile in un'ora. Quindi torneremmo più vicini al borgo sperduto di Castel Trosino, che è appena dopo il confine tra Marche e Abruzzo; ed è confinante anche con la vasta area della Val Vibrata, che dalla costa adriatica si estende verso l'interno fino ad arrivare al massiccio dei monti gemelli, verso la provincia di Ascoli Piceno.

Ma torniamo a quella lettera che Berardo Trosini, sindaco della Città di Teramo, scrisse a Giannina Milli, che trascriverò integralmente in calce a questo articolo. La lettera è datata "Teramo, 1867", quindi siamo all'ultimo anno di Amministrazione Trosini. Nella lettera il Sindaco, ricordando personalmente l'ultima visita nella sua città natale del poeta, il 17 settembre 1863, al secondo anno della sua amministrazione, informa Giannina Milli che la Città di Teramo le ha fatto riconoscere, per meriti culturali, un vitalizio di 150 lire l'anno, titolo di rendita che le sarà consegnato personalmente dal senatore teramano Vincenzo Irelli. E il Sindaco si firma: "Il devotissimo servo, Berardo Trosini, Sindaco".

Adesso non mi resta di esprimere il mio auspicio che sia presto corretta la toponomastica della Città di Teramo e che Berardo Trosini ritrovi finalmente il suo nome di battesimo a indicare quell'appendice di un budello lontanissima dalle mura della città, mio antenato o no che fosse.

MASSIMO RIDOLFI

BERARDO TROSINI A GIANNINA MILLI

Teramo, 1867

Egregia Concittadina,

alle espressioni di gioia e di amore pel ritorno ch'Ella ha fatto per breve tempo in patria, molti Signori e Signore della nostra città ebbero il proposito di unire il dono di un monile, che Le servisse a ricordo del loro affetto; ma non potendo offrirne tale da esser messo al confronto dei tanti donatile nelle primarie città d'Italia, interprete io della mente degli offerenti, mi son rivolto ad altro pensiero.

La nostra città rammenterà sempre con giubilo il dí del di Lei ritorno in questo paese nativo, 17 settembre 1863. Ella gentile compatriota di squisiti sensi lo terrà parimenti a memoria con soddisfazione. Sarà quindi compiacente gradire una rendita iscritta sul Debito Pubblico italiano di circa L. 150 annue, onde nel modo che a Lei sarà più piacevole possa, negli anniversari di tal giorno, prenderne lieta ricordanza.

Dall'onorevole signor Senatore Irelli, all'uopo da me pregato, Le sarà poi presentato il corrispondente titolo di rendita, che potrà risultare del capitale di L. 2000 all'oggetto riunite.

La prego di accettare tal contrassegno di affetto dei suoi concittadini, dei quali mi pregio darlene notamento, perché Ella possa in pari tempo osservare esservi compresa la parte più eletta della nostra cittadinanza.

Gradisca gli attestati della mia distinta stima e profonda ammirazione per lei.


Il devotissimo servo

Berardo Trosini, Sindaco


  • La lettera è tolta dal raro opuscolo Il ritorno in patria di Giannina Milli e la sua accademia del 7 ottobre 1863. Teramo, Marsili, 1868.
  • L' arte di scrivere le lettere. Lettere di scrittori italiani. Modelli ed esempi a cura di Dino Provenzal, Hoepli, Milano, 1964, Sesta edizione, pp. 134-135.
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